• Cristine Spiezia

|8| Yogic Studies - Storia dello Yoga ed evoluzione nel tempo / Testi principali dello Yoga

PARTE 02

YOGA CLASSICO

Quello oggi viene definito YOGA CLASSICO, sono gli yoga sutra, codificati in 196 aforismi scritti tra il 325 e il 425 d.C e attribuiti a Patanjali di cui si sa molto poco. Nell'arco di tempo che va dal IV al XI secolo diversi commentatori cercheranno di sviscerare le parole di Patanjali con lo scopo di offrire ulteriori interpretazioni. Le parole di Patanjali sullo yoga, dunque, agitarono le acque e furono oggetto di ulteriori interpretazioni. Decisiva è la figura di Vyasa vissuto tra il 455- 550 d.C., a cui viene attribuita quello che oggi viene definito il primo commento agli yoga sutra di cui siamo a conoscenza. Faranno poi riferimento ad esso, quasi tutti i principali commenti successivi a noi noti.

Ai nostri giorni, gli yoga sutra di Patanjali sono al centro di un fenomeno di portata mondiale che vede numerose scuole e tradizioni di yoga porre in quest'opera il loro fondamento e la loro principale fonte d'ispirazione. Tuttavia, l'opera di Patanjali, per quanto importantissima, non fu né la prima né l'unica, ma a causa di come è arrivata a noi, ha fatto sì che da fine Ottocento essi vengano descritti come il “testo classico”. Sono molti e autorevoli gli autori che, prima di Patanjali, hanno scritto e testimoniato a riguardo dello yoga e che sono tra gli anticipatori degli yoga sutra:

in epoche a lui precedenti ritroviamo, ad esempio, opere come Yogacarabhumi di Sangharaksa (tradotta anche in cinese già nel III secolo) e ancora più eloquente è lo Yogacarabhumi dell’erudita buddista Asanga, molto simile all'opera di Patanjali rispetto all'impiego del lessico, sia per i modi di organizzare le tematich. In Cina, la stessa, viene spesso indicata come l'opera del bodhisattva Maitreya. Oltre a quanto è stato citato, ci sono poi tantissimi altri scritti, trattati di filosofi eruditi, che, tra India, Cina e Giappone, menzionano lo yoga e il suo metodo.

YOGA

Il termine YOGA, infatti, approda anche in lingue assai diverse dal sanscrito, ossia arabo e persiano, moltiplicando così i livelli del suo significato. Esiste anche un'opera di carattere enciclopedico, giunta fino a noi, in persiano, il cui titolo è trattato sulla natura dello yoga. Proprio l'abbondanza di tali riferimenti antichi motiva il bisogno di chiarimenti sulle pratiche e gli obiettivi, la disciplina e il fine ultimo dello yoga. In questa direzione si muove l'autore di un testo molto noto, ossia la Shivasamhita, (raccolta di Shiva) opera in lingua sanscrita del XIII secolo d.C.: qui lo yoga viene indicato come un metodo attraverso il quale si può giungere alla realtà sublime del Brahaman, come rivelato dal dio Shiva, definito Signore dello Yoga.