• Cristine Spiezia

|10| YOGIC PATH - Maestri principali e Scuole Yoga di fine 800 e del 900

PARTE 01

MODERN YOGA

Oggigiorno è innegabile che lo yoga attiri un interesse non solo diffuso ma anche diversificato di praticanti, sia nella sua componente intellettuale che nella sua applicazione pratica. In Italia se ne stimano circa due milioni, in aggiunta agli insegnanti e istituzioni. L’odierno status dello yoga è caratterizzato da un insieme di processi e dinamiche di carattere sociale politico/economico/culturale che possono essere rintracciate negli ultimi anni del XIX secolo, da cui è possibile individuare le ragioni alla base dell'attuale popolarità dello yoga.

Parleremo qui dei maestri più influenti di fine ‘800 e ‘900, che hanno avuto un impatto sociale importante sulla considerazione dello yoga, soprattutto in Occidente. L'identità di ciò che oggi soddisfa la comune e condivisa definizione di yoga (a cui ci si riferisce ricorrendo al termine Modern Yoga) è infatti il prodotto di una storia che si può far iniziare nel 1893. Come già accennato nell'articolo precedente, l’11 settembre 1893 Vivekananda tenne suo celebre discorso al primo Parlamento mondiale delle religioni a Chicago: in questo discorso introdusse al pubblico statunitense la tradizione religiosa hindu, convinto che tale spiritualità fosse erroneamente percepita in maniera decadente e negativa. Con Vivekanda, iniziamo quindi la nostra analisi dei maestri del modern yoga.


Vivekananda

(1863-1902) di nome Narendreanath Datta, nacque da una famiglia hindu di alta estrazione sociale e culturale e maturò un notevole interesse nei confronti della filosofia occidentale. Fu profondamente influenzato da Ramakrishna, bramhano bengalese, fervente mistico, diventandone il più devoto discepolo e votandosi completamente all'applicazione dei suoi insegnamenti.

Era profondamente attratto dalla vita contemplativa e meditativa, pur restando convinto della necessità dell'azione sociale. Vivekananda ebbe il merito di introdurre al pubblico occidentale, quale parte integrante del patrimonio spirituale indiano, lo yoga e iniziò a guadagnare popolarità in occidente alla fine del XIX secolo. Vivekananda criticò pubblicamente la dimensione fisica dello yoga, opponendo un netto rifiuto all’Hatha yoga e nello specifico agli asana. Questo rifiuto ha ragioni storiche/sociali e è legato ai pregiudizi degli hindu appartenenti alle caste elevate nei confronti degli yogin, fachiri e mendicanti di bassa casta che chiedevano elemosine esibendosi in pubblico con posture yogiche estreme.

I praticanti del diciannovesimo secolo erano soggetti a critiche in quanto vi era anche un alone di diffidenza verso le posture dello yoga, spesso associate a pratiche sessuali e con una ricerca del piacere fisico fine a se stessa. Lo yoga di Vivekananda